domenica 13 giugno 2021

108 milioni è il numero dei nuovi poveri durante il covid

A causa dell pandemia generata dal Covid-19 sono , con oltre 100 milioni di lavoratori ridotti in povertà.

Rispetto all’anno 2019, prima che iniziassero le chiusure da covi-19,  sono 108 milioni in più le persone classificate come povere o estremamente povere. Il dato è stato raccolto dall’Organizzazione internazionale del lavoro. Nel rapporto dell’Ilo, pubblicato oggi, dal titolo “Prospettive occupazionali e sociali nel mondo. Tendenze 2021” .

Da Ginevra infatti emerge secondo il rapporto  World Employment and Social Outlook: Trends 2021   che:  “il deficit di posti di lavoro indotto dalla crisi globale raggiungerà 75 milioni nel 2021, prima di scendere a 23 milioni nel 2022. Il relativo deficit di ore lavorate, che include la diminuzione del numero di posti di lavoro e la riduzione dell’orario di lavoro, ammonta all’equivalente di 100 milioni di posti di lavoro a tempo pieno nel 2021 e 26 milioni di posti di lavoro a tempo pieno nel 2022. Questo deficit di posti di lavoro e di ore lavorate si innesta in un contesto preesistente di livelli di disoccupazione persistentemente alti, di sottoutilizzo della manodopera e di cattive condizioni di lavoro. Di conseguenza, il numero di disoccupati dovrebbe raggiungere i 205 milioni di persone nel 2022, superando ampiamente il livello di 187 milioni nel 2019. Ciò corrisponde a un tasso di disoccupazione del 5,7 per cento. Se si esclude il periodo corrispondente alla crisi del COVID-19, è dal 2013 che non si registrava un tasso di disoccupazione così alto. Le regioni più colpite nella prima metà del 2021 sono state l’America Latina e i Caraibi, e l’Europa e l’Asia centrale. In entrambi i casi, le perdite stimate di ore lavorate hanno superato l’8 per cento nel primo trimestre e il 6 per cento nel secondo trimestre, rispetto alle perdite globali di ore lavorate del 4,8 e del 4,4 per cento rispettivamente nel primo e nel secondo trimestre”.

I tempi di recupero secondo gli esperti ILO non saranno rapidi: se la pandemia non peggiora, il mercato del lavoro dovrebbe cominciare a riprendersi solo nella seconda metà dell’anno, oltre al fatto che sarà un recupero diseguale nelle diverse regioni.