sabato 02 luglio 2022

A maggio l’inflazione sale al 6,9%: olio di semi, burro e pasta costano di più

Un esempio pratico per capire quanto l’inflazione costa alle famiglie: per una coppia con due figli avrà un aumento del  costo della vita pari a 2.421 euro su base annua: 981 euro per abitazione, acqua ed elettricità, 573 euro per i trasporti, 561 per prodotti alimentari e bevande.

Secondo le stime  dell’Istat, a maggio 2022,  l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra un aumento dello 0,9% su base mensile e del 6,9% su base annua salendo a un livello che non si registrava da marzo 1986.

Secondo Coldiretti anche il carrello della spesa  ha subito pesanti rincari anche per cibi ad alto consumo che si trovano anche nelle dispense delle famiglie più modeste come oli alimentari di semi, il burro e la pasta. Sono cresciuti i prezzi ma si stanno riducendo anche gli sprechi. Oltre al carrello della spesa crescono anche i costi della produzione agricola con gli aumenti spropositati dei concimi, dei mangimi e  del gasolio e aumentati anche i prezzi dei prodotti per la cura della casa e della persona (da +5,7% a +6,7%) , aumentati i Beni energetici (la cui crescita passa da +39,5% di aprile a +42,2%) e in particolare degli Energetici non regolamentati (da +29,8% a +32,4%; la crescita dei prezzi degli Energetici regolamentati è stabile a +64,3%),

Consigli su come guardare l’inflazione arrivano anche da Ignazio Visco, governatore Banca d’Italia: “L’aumento dei corsi delle materie primenon può essere contrastato direttamente dalla politica monetaria. Quello che la politica monetaria può fare è assicurare la stabilità dei prezzi nel medio termine, preservando l’ancoraggio delle aspettative d’inflazione e contrastando vane rincorse tra prezzi e salari. Interventi di bilancio di natura temporanea, e calibrati con attenzione all’equilibrio delle finanze pubbliche, possono contenere i rincari dei beni energetici e sostenere il reddito disponibile delle famiglie più colpite, riducendo in entrambi i casi le pressioni per incrementi di natura salariale. Ciò consente una più graduale normalizzazione della politica monetaria, attenuando i rischi di un impatto recessivo sull’economia”.