giovedì 06 maggio 2021

Apple blocca i dati: perché l’App Tracking Transparency non riguarda solo la privacy

Anticipata, apprezzata, contestata. Come atteso sin da giugno, Apple ha introdotto su iOS 14.5 (l’ultima versione del sistema operativo per iPhone) l’App Tracking Transparency. È una nuova funzione che chiede all’utente il consenso di tracciare i dati per fini pubblicitari su ogni singola app e sito web. Un blocco che potrebbe costare caro alle aziende che campano di pubblicità online e sul quale si sono già posati gli occhi delle autorità di vigilanza. Perché, oltre la privacy, il tema è la posizione privilegiata di Apple.

Come funziona

Quando si apre un’app o si accede a un sito da iPhone, spunta sul display un messaggio. Chiede all’utente il permesso di “tracciare l’attività”, sottolineando che applicazioni e compagnie terze “useranno i dati per misurare l’efficienza della pubblicità”. A seguire un’alternativa secca: “Chiedi all’app di non tracciarti” o “Permetti” di farlo.

Senza consenso, l’applicazione non potrà conoscere l’Idfa (Identify for advertisers), cioè un codice assegnato dalla Mela a ciascun dispositivo che permette di riconoscere l’utente e quindi di proporgli annunci personalizzati.

Le applicazioni, ha spiegato Apple, “possono sollecitare l’autorizzazione e l’utente può controllare in Impostazioni quali app hanno chiesto il permesso di tracciare i suoi dati e modificare in qualsiasi momento le proprie scelte”. Il percorso per farlo è: Impostazioni > Privacy > Tracciamento.

La versione di Apple

Apple ha affidato la sua versione a Erik Neuenschwander, responsabile della privacy degli utenti di Apple. In un’intervista a Reuters, ha affermato che il rifiuto d

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