domenica 28 novembre 2021

Dal Market Watch Pmi di Banca Ifis emerge: filiere corte, credito commerciale a clienti e fornitori, nuove piattaforme digitali per una maggiore integrazione tra aziende.

Aziende Made in Italy focalizzate verso filiera sempre più tecnologica. Ad evidenziarlo il Market Watch Pmi di Banca Ifis che ha indagato sui bisogni di 500 piccole e medie imprese italiane

Filiere corte, crediti commerciali per clienti e fornitori, nuove piattaforme digitali per una maggiore integrazione tra le aziende. Le PMI italiane sono focalizzate sulla collaborazione in una filiera sempre più tecnologica. Le dinamiche che la pandemia ha evidenziato come la forza del Made in Italy, dall’estrazione alla lavorazione e commercializzazione dei prodotti, e che, secondo il sentiment raccolto dalle ultime PMI di Banca Ifis per monitorare il mercato, proseguiranno nel prossimo futuro. La banca, in collaborazione con Format Research, ha ascoltato un campione rappresentativo di oltre 500 piccole e medie imprese italiane, rilevando che la pandemia non ha intaccato la forza dei prodotti italiani sui mercati esteri, che però restano in gran parte legati al mercato europeo. Una geografia di prossimità che sembra continuare per i prossimi anni. Le prospettive per il biennio 2022-2023 suggeriscono che l’80% del campione conferma la quota delle esportazioni, il 16% la aumenta e solo il 4% prevede un calo. Nello stesso periodo, anche le PMI più piccole con meno di 50 dipendenti manterranno invariata la quota di esportazione. La crescita transfrontaliera sarà trainata principalmente dall’aumento della domanda dall’estero (62% del campione), dal miglioramento delle relazioni internazionali (49%) e dal marchio Made in Italy (31%). Se il 70% delle PMI confermerà che continuerà a guidare i mercati internazionali in cui già opera, il restante 30% andrà ulteriormente ad esplorare nuove opportunità in diverse aree geografiche.

Il sourcing in questo settore, la pianificazione congiunta con i clienti, ma soprattutto i prestiti alle imprese e le piattaforme digitali, sono al centro dell’imprenditorialità e sono le pietre miliari della collaborazione nella catena di fornitura. Il rapporto stima un aumento dal 39% al 46% delle imprese che stipuleranno contratti di credito commerciale. Significativa è anche la quota di PMI che collaboreranno per implementare piattaforme integrate per facilitare l’interazione tra fornitori e clienti: passerà dal 19% nel 2019 al 35% nei prossimi due anni. L’innovazione tecnologica e la collaborazione tra le imprese sono due dei principali driver di supporto finanziario lungo tutta la filiera.

Banca Ifis, nata nel 1983 come operatore di factoring, mercato in cui detiene ancora la migliore posizione competitiva, ha deciso di digitalizzare e automatizzare l’intero processo di finanziamento della filiera con la creazione di Ifis4business. Ifis4business è una piattaforma digitale creata per semplificare la vita di un imprenditore. L’online banking “business friendly” che permette a tutti i clienti della filiera del factoring di vivere un’esperienza totalmente digitale, senza mai dimenticare il valore delle relazioni umane e della fiducia che la Banca continua a monitorare con le sue 26 filiali commerciali e 110 attività ufficiali di prestito in vari territori della penisola.

Negli ultimi due anni le PMI hanno saputo adattarsi al cambiamento ed essere più efficienti nel superare le sfide della filiera, tanto che la percentuale di aziende associate a fornitori esteri rimane pressoché invariata prima e dopo la chiusura (dal 47 % al 46 %). , che si rivolgono per lo più all’UE (70% dei casi) per soddisfare il proprio fabbisogno di materie prime e componenti. Un panorama che non sembra destinato a cambiare nei prossimi due anni: secondo il 93% delle aziende intervistate, non ci saranno cambiamenti nel modello di importazione da qui al 2023: solo il 2% prevede un calo, e il 5% ipotizza che un aumento dei mercati di approvvigionamento esterno dovuto alla difficoltà di reperire approvvigionamenti nel Paese (61%) e ai prezzi più competitivi delle materie prime fuori dal Paese (45%).