mercoledì 01 dicembre 2021

Green pass falsi: individuato il baby falsario

Lo studente laziale era la mente italiana di una rete internazionale di hacker che producevano falsi certificati verdi. Il  baby falsario incastrato da una modella genovese

La ragazza che voleva andare in palestra senza vaccino e senza tampone, dopo aver inviato documenti e 150 euro, ha atteso invano il  prezioso certificato. Ha protestato e ha ricevuto minacce di denuncia e ricatto in risposta, chiedendo ulteriori soldi. Nonostante la sua vergogna, la donna, temendo intimidazioni, ha deciso di denunciare il tutto alla Direzione “Liguria” della Polizia Postale e delle Comunicazioni di Genova. L’operato degli inquirenti del Nucleo Reati Cyber-Finanziari della Polizia Postale, grazie a una sofisticata indagine informatica, ha portato all’individuazione di una casa nel Lazio. Davanti alla polizia è apparso uno studente che, grazie al suo ingegno e alle sue spiccate capacità informatiche, è diventato l’assistente italiano di un gruppo di pericolosi hacker russi specializzati nella creazione di falsi pass verdi.

Durante la verifica informatica, è emerso che il giovane che gestiva direttamente i canali Telegram in cui venivano offerti certificati falsi, dopo aver ricevuto la richiesta dell’utente, ha trasferito i dati all’hacker russo, che ha fornito indicazioni su come procedere con il pagamento.

Per creare un certificato Green pass,  il gruppo criminale ha richiesto la presentazione di una copia dei documenti di identità, che sono stati poi utilizzati per aprire conti online, carte di credito o conti sulle principali piattaforme di e-commerce, o per commettere altri reati. Il giovane, approfittando di numerose applicazioni Green Pass, è riuscito ad accumulare in pochi mesi più di ventimila euro, che ha investito in criptovalute o, per rendere ancora più significativo il suo business, ha acquistato le cosiddette applicazioni bot in grado di moltiplicare i membri di Telegram con utenti falsi. Ha anche usato i soldi per acquistare elettronica all’avanguardia, oltre a costosi prodotti di bellezza e abiti firmati di lusso, che sono stati tutti sequestrati durante una perquisizione.

I genitori del baby falsario, risultati non sono legati ai fatti e totalmente estranei, erano solo preoccupati per la scoperta delle attività illecite del figlio, di cui apprezzavano l’imprenditorialità, ritenendo che i soldi guadagnati provenissero dalla vendita di aggiornamenti per i giochi online. Continua l’inchiesta, guidata dal sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Genova, Federico Panici, e coordinata dalla Polizia delle Poste e delle Comunicazioni di Roma, risultata essere poi  un’indagine transnazionale.