martedì 15 giugno 2021

Il braccio di ferro su Autostrade lungo quasi tre anni 

AGI – Tutto comincia il 14 agosto del 2018 con il crollo del Ponte Morandi di Genova. Da allora sono passati quasi tre anni fra trattative, polemiche, minacce e tentativi di riconciliazione. Da quell’agosto 2018 il M5s considera la revoca della concessione ad Aspi come un passaggio assolutamente imprescindibile. Inizia così il braccio di ferro tra la controllante di Aspi, Atlantia e il governo. Oggi rispetto al 2018 sono cambiati tre governi (allora c’era il Conte I), gli equilibri politici sono mutati, le posizioni oltranziste si sono attenuate, elemento importante per il buon esito della trattativa.

L’ultimo capitolo di questa lunga storia è stata scritto con l’offerta vincolante del consorzio guidato da Cdp insieme a Blackstone e Macquarie per acquistare l’88% di Aspi in mano ad Atlantia. La Cassa e i due fondi hanno offerto 9,3 miliardi di euro. Lunedì 31 maggio è fissata l’assemblea di Atlantia che deciderà se accettare l’offerta.  
Vediamo quali sono state le tappe principali della vicenda. 

Il Milleproroghe ha ridotto l’indennizzo da 23 a 7 miliardi

Senza la nuova legge, infatti il governo avrebbe dovuto pagare 23 miliardi di euro a titolo di risarcimento per porre fine alle concessioni di Autostrade prima del 2038. Il decreto Milleproroghe, approvato il 2 gennaio 2020, prevede una riduzione dell’indennizzo a 7 miliardi e il passaggio della concessione, in caso di revoca, ad Anas. Ma il top management di Atlantia ha anche sostenuto che il governo avrebbe imposto di vendere la sua quota di

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