mercoledì 27 ottobre 2021

Il cuore degli italiani è sempre più a rischio

Malattie cardiovascolari dopo il COVID-19: il 63% dei medici vuole nuovi modi per “connettersi” con i pazienti. Presentato lo studio Iqvia, promosso da Sanofi in collaborazione con Fondazione Italiana Cuore. Il cuore degli italiani è a rischio crescente: le malattie cardiovascolari restano la prima causa di morte in Italia, causando il 34,8% di tutti i decessi (31,7% negli uomini e 37,7% nelle donne)

Nonostante questa prevenzione, l’accesso alle cure e l’aderenza alle cure continuano a essere ignorato e l’impatto del Covid-19 ha peggiorato ulteriormente la situazione. In occasione della Giornata Mondiale del Cuore 2021, Sanofi e Iqvia, in collaborazione con la Fondazione Italiana del Cuore, hanno condotto un nuovo studio basato su dati reali per analizzare le questioni critiche emergenti, nonché un sondaggio condotto da un gruppo di cardiologi, terapisti, diabetologi e terapisti. Dopo aver registrato i sentimenti di isolamento e le paure dei pazienti e dei caregiver durante il loro primo isolamento (Heart Beats Online: A Survey of Patient and Caregiver Discussions on the Internet during Months of Isolation), Sanofi rinnova il suo impegno ascoltando il bisogno del sistema cardiovascolare . Prosegue quest’anno con un’analisi dettagliata dell’impatto del Covid-19 su nuove diagnosi, cure e cure per identificare strategie ottimali che garantiscano prevenzione, accesso e continuità del trattamento.

Emanuela Folco, presidente della Fondazione Italiana Cuore. afferma: “Il messaggio che presentiamo quest’anno in occasione della Giornata Mondiale ribadisce l’importanza di sensibilizzare cittadini e pazienti affinché prendano sul serio la propria salute cardiovascolare e vi contribuiscano attivamente. Pertanto, il significato della campagna Usa il tuo cuore per rimanere in contatto con il tuo cuore è un invito a fare scelte salutari, sostenere i tuoi valori e mantenere un rapporto continuativo con il tuo medico. Questa nuova ricerca ci consente di confermare la necessità di ricercare nuovi modelli di cura, affinché anche in emergenze come quella che abbiamo vissuto, ogni paziente possa mantenere un rapporto costante di dialogo e fiducia con il proprio medico, e soprattutto a distanza”.

Isabella Cecchini, Direttore delle ricerche  Iqvia ribadisce: “L’emergenza sanitaria ha avuto un impatto significativo non solo sulle conseguenze dirette della pandemia, come contagi e ricoveri, nuove ondate di contagi, ma anche – e soprattutto – sulle conseguenze indirette che hanno colpito il resto dei pazienti, che portato a ritardi nella diagnosi, mancanza di accesso alle cure mediche e interruzione del trattamento. Le conseguenze previste nei prossimi mesi sono l’aumento delle code e i casi più gravi e complessi. Fotografiamo la situazione nel nostro Paese per quanto riguarda l’accesso alle cure, le nuove diagnosi e l’aderenza alla terapia, confrontando il periodo prima e dopo il coronavirus attraverso analisi di dati reali e interviste con un campione di specialisti e medici di base”.

Lo studio si è concentrato su pazienti con dislipidemia (soprattutto ipercolesterolemia) e malattia coronarica (come la coronaropatia aterosclerotica), due malattie ad alta prevalenza che colpiscono rispettivamente 8,8 milioni e 2,3 milioni di pazienti in Italia, confrontando il periodo post-pandemia (febbraio 2020 – giugno 2021) con l’andamento storico del 2019-2021, sebbene persista un divario significativo nell’accesso alle visite specialistiche per le prime visite, ma soprattutto per le visite di follow-up, nonché una diminuzione dell’aderenza terapeutica, causata anche dalle difficoltà nel mantenere contatto costante tra medici e pazienti.

A giugno 2021 verranno presentate nuove diagnosi e nuovi trattamenti per i pazienti con dislipidemia ad alto rischio cardiovascolare (prevenzione primaria: pazienti che non hanno avuto eventi cardiovascolari, ma che hanno almeno un fattore di rischio, tra cui ipercolesterolemia, ipertensione arteriosa, storia familiare di eventi cardiovascolari, diabete, fumo, insufficienza renale e prevenzione secondaria: un paziente con un precedente evento cardiovascolare) ha registrato rispettivamente +3% e +10%, rispetto al periodo pre-pandemia, segno di ripresa dell’attività clinica nelle cliniche, ma anche un aumento di nuovi casi. Resta invece elevato il divario nell’andamento storico delle visite cardiache (prime visite -19%, controlli -29%). Per effetto della riduzione delle visite, anche l’aderenza alla terapia, già subottimale prima della pandemia, si è notevolmente ridotta, 5 punti percentuali in meno rispetto al periodo precedente (dal 53% al 48%).