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Inflazione di fondo: termine tanto usato sui social e nei tg ma cosa significa?

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Troppo spesso abusiamo di alcuni termini quando parliamo della terribile fase che sta attraversando il Belpaese e soprattutto questo errore lo si commette quando si parla di inflazione e dei suoi dati così alti che non accadeva dal 1986. Ma occorre fare un’importante distinzione e valutare i dati che concernono la Core inflation (in italiano, inflazione di fondo)

Cosa è l’inflazione di fondo e perché è più attendibile?

Ricordiamo che per considerare un’inflazione meno erratica e più utile per guidare le azioni delle banche centrali che hanno per compito di mantenere la stabilità monetaria  considerare  il valore di core inflation o inflazione di fondo con cui si indica la misura dell’aumento medio dei prezzi al netto di energia e  generi alimentari.

Definizione di Core inflation

andando nello specifico è quindi  il termine con cui si indica la misura dell’aumento medio dei prezzi (e quindi anche della diminuzione del potere d’acquisto della moneta) escludendo dal conteggio i beni che tipicamente sono sono soggetti a forte volatilità di prezzo, soprattutto quelli collegati all’energia e i generi alimentari. Il concetto di core inflation è stato introdotto nel 1975 in uno studio dell’economista statunitense Robert J. Gordon e in seguito rielaborato da  Otto Eckstein con grandi contributi e anche da altri studiosi.

Per rispondere all’inflazione di fondo ci sono le quantitative easing

Quando le banche centrali, in questo periodo di incertezza anche la BCE, mettono in atto il quantitative easing, lo fanno per creare in modo veloce una grande quantità di moneta circolante, che deprezza la moneta di quell’area geografica e crea un’inflazione positiva al fine di contrastare la stagnazione dell’economia e la crisi dei Paesi economicamente meno stabili.

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Quando si fa una valutazione delle politiche monetarie di questo tipo si parla sempre riferimento all’ inflazione di fondo che dall’analisi dei dati di Luglio è giunta al +3,3% con un rincaro del “carrello della spesa” pari al 9,2%.

Il dibattito tra gli economisti in questi mesi è acceso: da una parte c’è chi sostiene servono altre misure e politiche per fare salire ancora l’inflazione. Dall’altra c’è invece chi ritiene che l’obiettivo a cui si è giunti  sia eccessivamente alto e non tenga conto delle mutate condizioni dell’economia mondiale, in cui gli effetti delle politiche delle banche centrali si manifestano senza brusche impennate e nel corso di un periodo più lungo che in passato.

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