Italiani: un popolo che non rinuncia mai alla pasta

Di Antonia De La Vega 5 minuti di lettura
6 italiani su 10 la mangiano tutti i giorni

Nel Belpaese mangia pasta il 98% della popolazione: circa 23 kg a testa l’anno, inoltre 6 italiani su 10 la mangiano tutti i giorni

Ad ogni regione la sua pasta e non importa se fresca o secca, ripiena o rigata: sarà amata e desiderata sempre. Il livello di consumo più elevato si registra al Sud, dove si raggiunge un terzo del fatturato del settore. E sebbene questo cibo arrivi molto spesso sulla tavola degli italiani, guadagnandosi il titolo di vero e proprio simbolo del “Made in Italy”, la varietà e le tradizioni regionali italiane non hanno risparmiato una certa varietà di paste, almeno nei formati.  In giro per l’Italia incontrerai diversissimi formati: vogliamo raccontarvene alcuni difficili davvero da dimenticare.

  • Trofie:  pasta ligure per eccellenza, il suo nome significa gnocchi, e la sua forma le conferisce un peculiare carattere attorcigliato, simile ai trucioli di falegname. La tradizione vuole che siano abbinati al pesto ligure (rigorosamente fatto in casa), patate e fagiolini.
  • Tajarin: questo tipo di pasta lunga è piemontese ed è fatta con 30 tuorli d’uovo per chilogrammo di farina, che conferisce loro il famoso colore giallo. Nonostante quello che può sembrare, il tajarín è una pasta molto delicata appositamente formulata in abbinamento al tartufo bianco tipico della zona.
  • Chnéffléne: una pasta tipica valdostana sono le polpette di farina e uova, che vengono poi “strofinate” con un apposito attrezzo direttamente nell’acqua bollente. In origine erano conditi con burro chiarificato e cipolle stufate, ma oggi il condimento più popolare è la fonduta.
  • Pizzoccheri: tipico della Valtellina, questo formato di maccheroni lombardi assomiglia alle tagliatelle ma è più spesso e più corto. La composizione comprende farina di grano saraceno, altri tipi di farina e acqua. Sono tradizionalmente conditi con patate, cavoli, burro e formaggio (fatto in casa o bitto), ma nel tempo sono emerse molte varianti.
  • Bigoli: una varietà di spaghetti, ma più spesso di grano tenero e acqua che il sugo può contenere: sono i bigoli, una tipica pasta veneziana che si può fare con la farina di grano saraceno o con l’uovo. In ogni caso, va accompagnato da spezzatino d’anatra o d’oca, oppure con salsa di pomodoro, o, ancora, con le acciughe.
  • Cjarsons: Si tratta di una pasta ripiena tipica friulana. La sua particolarità è che sono farciti con un ripieno che unisce dolce e salato: all’interno possiamo trovare davvero uvetta, cioccolato fondente o cacao, cannella, spinaci, aglio, ricotta, marmellata, rum, grappa, prezzemolo, dolci secchi, uova, latte. La salsa è buona e liscia: ricotta affumicata sulla base e un po’ di cannella condita con burro chiarificato.
  • Spetzle: originari della Germania meridionale, sono anche un piatto tipico del Trentino-Alto Adige. Potete anche preparare delle piccole polpette di farina di grano tenero, uova e acqua con gli spinaci per ottenere un bel colore verde. I condimenti più comuni sono i condimenti per sugo, ma sono forti anche il formaggio cremoso, il burro aromatizzato fuso o la panna da cucina.
  • Tortellini: Sono le paste ripiene per eccellenza in Emilia Romagna e vanno consumate rigorosamente in brodo. Infatti si contendono il territorio con i cappelletti, e si servono anche altre paste ripiene. Differenze? I primi vengono dall’Emilia, i secondi dalla Romagna, i primi piccoli, ripieni di carne secondo una ricetta rigorosa e depositati presso la Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Bologna dalla Confraternita del Tortellino e dall’Accademia Italiana della Cucina. Quanto ai cappelletti, è un po’ meno formale, ma tradizionalmente chi li fa preferisce non usare la carne, ma solo il formaggio. È meglio provare entrambi i farmaci, ma fai attenzione quando li ordini – non confonderti!
  • I pici:  Il formato di pasta lunga della tradizione toscana è la pasta fresca fatta interamente a mano con farina, acqua e sale. Si adattano bene a molti sughi, ma si abbinano al meglio con le carni tipiche toscane.

 

 

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