sabato 02 luglio 2022

Mario Draghi affronta la crisi del grano e dell’acqua. Anche Cingolani sottolinea che siamo a rischio siccità.

La Russia in qualche modo ricatta il Belpaese e se lo fa al 50% con il gas consegnando metà delle richieste, l’altra posizione poco a favore dell’Italia la prende sul grano 

Mario Draghi accusa Mosca in modo forte e diretto uguagliando le parole di Josep Borrell, Alto rappresentante della politica estera dell’Unione europea: Mosca sta compiendo “un crimine di guerra”. Ma prima di giudizi pesanti e parole dure occorre fotografare la situazione in maniera oggettiva: il grano è ancora fermo nei porti ucraini e  i russi ne hanno spostato in grande quantità.

Le azioni dei russi hanno però importanti conseguenze per il globo intero e le ripercussioni, soprattutto in Africa che è alla fame. Il rischio di una gigantesca carestia è dietro l’angolo e  più concreto che mai. Intanto dalla Russia c’è una vera e propria campagna di  mistificazione della realtà presentata dalla portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova che, citando una serie di statistiche, parla di un aumento del grano a disposizione: ”Ci sarà più grano nel mondo, i suoi livelli di produzione e di commercio sono in aumento rispetto agli anni scorsi. Ma se si dovesse registrare una penuria, questa sarebbe causata dalle ‘sanzioni occidentali’ e dalle politiche dei ‘regimi dell’Occidente”. 

Ma non manca solo il grano anche un altro bene di prima necessità ovvero l’acqua ma in questo caso non dipende dalla guerra ma dal cambiamento climatico, con la carenza di pioggia e le temperature oltre le medie stagionali. Il problema può portare a una grave siccità e la  carenza di acqua si intreccia però con le difficoltà nell’approvvigionamento di energia.

Il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani afferma: “Di questi tempi, siccome non ci facciamo mancare nulla, la politica dell’acqua non è scorrelata completamente dalla politica energetica. Stanno chiudendo centrali idroelettriche perché non c’è flusso, non riusciamo a raffreddare quelle termoelettriche e rischiamo di abbassare la produzione”.