sabato 02 luglio 2022

Mis(S)conosciute: per dare valore alle opere e alle storie di scrittrici italiane

Dal 2019 i fondatori del famoso progetto  Mis(S)conosciute  cercano di recuperare le storie e le opere di scrittori italiani e stranieri che lottano per trovare il loro posto nei libri di testo di scuola, attraverso i loro podcast, i loro profili sui social e gli incontri scolastici.

Racconta Silvia Scognamillo, co-fondatrice, insieme a Giulia Morelli e Maria Lucia Squito di Mis (S)conosciute: “Ho iniziato a rileggere i libri di Fabrizia Ramondino nel 2020 durante la pandemia. Volevo lavorare alla produzione di un podcast su questa importante scrittrice, insegnante e attivista napoletana e ho iniziato a cercare i suoi libri online. È stato in quel momento che ho scoperto che la maggior parte dei suoi lavori non era più in stampa e che le poche copie disponibili erano proibitive”.

Un progetto che toglie le parentesi dai racconti di scrittori letti, ma non troppo, negli ultimi 60 anni. Ramondino ne è forse uno degli esempi più eclatanti, ma non certo l’unico: sono pochissime le scrittrici italiane nei curricula scolastici e universitari. Lo dimostrano i dati di concorsi per insegnanti (nel 2020 solo uno dei 42 nomi apparteneva alla scrittrice Elsa Morante) e studi (ad esempio, svolti da La Balena Bianca su più di 100 corsi di letteratura moderna, dai quali risulta che la percentuale delle scrittrici che frequentano corsi universitari, è rispettivamente del 5% e del 95%.

GLI SCAFFALI RIFLETTONO QUESTO VUOTO CULTURALE E SOCIALE
“In questo caso si tratta di uno scrittore che ebbe un ruolo importante nella cultura italiana dell’epoca e che fu pubblicato da Einaudi prima della “scomparsa”. Per fortuna, Fazi ha recentemente ristampato un suo libro, La guerra dell’infanzia e della Spagna, e speriamo che continui anche negli altri”, aggiunge Morelli.

Ma non tutte le scrittrici sono così fortunate: altre restano semplicemente nell’ombra, inoltre, nel “canone ombra”, termine usato dalle tre famose fondatrici di  Mis(S)conosciute per designare quella “sottobosco di autrici che hanno scritto opere di rilievo senza mai riuscire a entrare nel canone letterario ufficiale”. Alla fine dell’800 era considerata troppo “dilettante” per gli argomenti trattati, spesso molto personali; d’altra parte, le donne raramente frequentavano l’istruzione superiore e quasi mai l’università, e parlavano di ciò che piaceva. Col tempo non è più così, ma oggi resiste ancora al pregiudizio che solo le opere scritte da uomini siano “universali”, spiega Shito, che dal 2019, insieme ai suoi colleghi, cerca di restituire agli scrittori il rispetto che meritano utilizzando una varietà di strumenti: podcast, newsletter, social network e riunioni dal vivo.