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Attualità

Noi abbiamo diritto alla città, non dimentichiamolo

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In un mondo di strutture urbanistiche iper connesse, un esempio pregante per comprendere la qualità di vivere in città è quello del controllo dell’acqua: il controllo digitale della qualità dell’acqua si affianca a quello organico delle trote.

Nelle vasche di controllo ogni ora e mezza vengono inserite delle trote e a seconda di come nuotano si comprende la qualità dell’acqua e questi pesci sono così sensibili da captare anche alterazioni non rilevabili con il controllo digitale.

Perché questo esempio?

Troppo spesso perdiamo la nostra capacità di “essere trote”.

Gli esseri umani infatti  abituati ai continui cambiamenti della città dimenticano un assunto principale: “Nulla dovrà avere luogo se non in luogo”.

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La città è un apparato simbolico straordinario ma lo stiamo dimenticando

Non siamo più allenati a voler cambiare ciò che non si adatta al nostro modo di vivere, di essere, si pensare. Anzi ci sforziamo a farci andare bene qualsiasi cosa e qualsiasi cambiamento fatto “in nome di uno sviluppo  e di un miglioramento della qualità della vita spesso non misurato e anche scorretto sotto il punto di vista architettonico”.

Le nostre città stanno perdendo il loro ordine e il loro simbolismo

Acqua, cibo e comunicazione erano i canoni che Platone diede per definire la misura massima che poteva avere una città. Occhi abbiamo perso il “tabù della distanza” e la tendenza è quella di ricoprire il globo con una “unica città gigante” che non rispetta nessun canone.

Stiamo dimenticando lo sviluppo di una città democratica. A New York chi abita in alto vince. Ma stiamo dimenticando il diritto delle persone di non vivere soggetti ai “corridoi d’aria” o alla “proiezione dell’ombra”. Dobbiamo riconquistare il “diritto a vivere lo spazio”.

La città può esser le crudele, dobbiamo conquistare “lo spazio etico” dal centro alla periferia. Occorre dire no alla simmetria funzionale perché nessuno alla lunga riesce a vivere costretto. Le differenze fanno parte dell’uomo e sono nelle sue corde, la gente ha bisogno di “dire chi è” e lo fa anche attraverso la gestione dello spazio. 

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