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Mondo del Lavoro

Oricon: la ristorazione collettiva ha bisogno di nuovi contratti d’appalto. Occorre rinegoziarli

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Secondo l’Osservatorio Ristorazione Collettiva e Nutrizione occorre una rinegoziazione, a prezzi invariati, dell’oggetto del contratto di appalto in caso di aumento dei costi delle singole materie prime alimentari, dei carburanti e dei prodotti energetici superiore al 5% rispetto al prezzo rilevato nell’anno di presentazione dell’offerta. Oricon sostiene infatti con forza la proposta emendativa presentata al Dl Aiuti, in discussione oggi in Commissione Bilancio e Finanze della Camera. L’emendamento, appoggiato da tutte le forze politiche, prevede che in caso di un aumento le stazioni appaltanti siano tenute a rinegoziare l’oggetto del contratto

Carlo Scarsciotti, presidente di Oricon afferma: “Abbiamo lanciato l’allarme già da tempo: le aziende non possono farsi carico di questi maggiori costi, ma nemmeno possiamo pensare di farli ricadere sulle stazioni appaltanti, sui comuni o sulle famiglie. Per questo abbiamo avanzato una proposta che non implica ricadute economiche sul consumatore finale, né sulla stazione appaltante e che salvaguarda nel contempo le aziende e il loro valore umano fatto di competenze e professionalità. “Tradotto, significa maggiore modulabilità. Se oggi le aziende sono tenute a seguire indicazioni rigide, sia nelle composizioni del piatto sia nella scelta delle materie prime, noi chiediamo che queste siano rimodulabili a seconda dell’andamento dei prezzi sul mercato”. Il Presidente di Oricon auspica che il sostegno ampio e trasversale alla misura da parte delle forze parlamentari porti ad un’approvazione della misura che consentirebbe alle aziende della Ristorazione Collettiva di fronteggiare la crisi economica in atto senza aumenti del costo del servizio per gli utenti (scuole, famiglie, ospedali ecc).”

Quello della ristorazione collettiva è un settore che in Italia conta oltre 1.200 aziende e oltre 97.000 occupati, ma anche un settore che esce  da due anni di pandemia covid-19  e smartworking e da un primo trimestre 2022 all’insegna dei rincari che gravano interamente sulle aziende, che operano con contratti a prezzi fissi.