martedì 30 novembre 2021

Per sindacati (Cgil) “Quota 102 e 104 inutile”

La riforma delle pensioni nella manovra 2022, con il possibile passaggio a  “quote 102 e 104” tra il 2022 e il 2023, riguarderà solo 10.000 lavoratori e sarà una “misura inutile”.  Lo rileva un’analisi dell’osservatorio Previdenza della Fondazione Di Vittorio e della Cgil Nazionale. Secondo Ezio Signa, responsabile Previdenza pubblica della Cgil nazionale – nel 2022 saranno impiegate 8.524 persone e nel 2023 1.924, visto che molti dei soggetti che sono riusciti a migliorare Quota 102 nel 2022 e Quota 104 nel 2023, già soddisfaceva il requisito della Quota 100 al 31 dicembre 2021”.

Una stima che è stata ottenuta prevedendo i dati di chi ha utilizzato la “Quota 100” per i prossimi due anni, e tenendo conto dei nuovi limiti di iscrizione previsti dalla nuova norma: 64 e 66 anni. “Il governo deve convocarci nei prossimi giorni e dichiarare la propria disponibilità ad aumentare significativamente le risorse previste dalla prossima legge di bilancio della previdenza sociale, che attualmente equivale alla cifra ‘simbolica’ di 602 milioni, e proporre proposte per prendere conto dei contenuti della nostra piattaforma unica”, afferma il Segretario Confederale Cgil Roberto Giselli.

Nello specifico, spiega il dirigente sindacale, «nel 2022 potranno accedere alla Quota 102 solo le persone di 64 anni e più, cioè coloro che sono nati tra il 1956 e il 1958 e con 38 anni di contributi, e senza contributi aggiuntivi. hanno accumulato “Quota 100′, non un contributo in meno, altrimenti non avrebbero soddisfatto i requisiti contributivi, poiché “Quota 102” è una misura calcolata per un solo anno”.

“Nel 2023”, continua Cigna, “potranno usufruire della Quota 104 solo le persone che compiranno 66 anni, cioè i nati solo nel 1957 e con 38 anni di contribuzione, e che non hanno soddisfatto questo requisito nel 2021, per avere utilizzare la “Quota 100” “.

Le proposte di “Quote 102 e 104″, se approvate dal Governo, diventeranno un provvedimento inutile, a cui non verrà data risposta. L’importante non è come rendere più graduale l’uscita da Quota 100, ma come riformare il sistema nel suo insieme”, aggiunge Giselli. Da tempo abbiamo presentato congiuntamente al Governo la nostra Piattaforma, che stabilisce: tutto dopo 62 o 41 anni di contributi,  interventi che tengano conto delle condizioni particolari delle donne, dei lavoratori disoccupati, dei lavoratori temporaneamente interrotti e precoci, dei lavoratori pesanti o lavoratrici; introduzione di una pensione a capitalizzazione garantita per i più giovani.