mercoledì 12 maggio 2021

Recovery al vaglio del Cdm. Stop a quota 100 e ‘tagliando’ al Superbonus

AGI – Un impatto sul Pil di 3,6 punti percentuali e sull’occupazione di 3 punti al 2026, ultimo anno del Recovery plan. Con il 40 per cento circa delle risorse destinate al Mezzogiorno, il 38 per cento al green e il 25 per cento al digitale.

Recovery plan da 221,5 miliardi, restano da sciogliere alcuni nodi

E’ l’ossatura del Piano nazionale di ripresa e resilienza da 221,5 miliardi con il quale il governo spiega come intende impiegare i 191,5 miliardi finanziati con il Recovery Fund europeo (53,2 miliardi di progetti in essere) ai quali si affiancano 30,04 miliardi del Fondo complementare nazionale finanziato in deficit con lo scostamento di bilancio approvato dal Parlamento.

Un fondo extra che sarà utilizzato per coprire i progetti che resteranno fuori dal Piano, che potranno avere scadenze più lunghe e saranno svincolati dall’obbligo di rendicontazione all’Ue. L’esecutivo è ancora al lavoro sul testo e restano alcuni nodi da sciogliere, a partire dalla definizione della governance e dalle risorse per la proroga del superbonus al 2023.

Tanto che la riunione del Consiglio dei ministri per il primo esame è slittata a sabato mattina. Il testo sarà quindi ulteriormente limato nel weekend, e lunedì e martedì il premier lo presenterà alle Camere. Il via libera definitivo dovrebbe arrivare tra mercoledì e giovedì, in tempo utile per l’invio a Bruxelles il 30 aprile.     

Verso un ‘tagliando’ al Superbonus

Nella bozza in circolazione si legge che il governo “intende estendere la misura del Superbonus 110% recentemente introdotta (articolo 119 del Decreto Rilancio) dal 2021 al 2023” ma si tratta dell’estensione già prevista dalla legge di bilancio solo per le case popolari. Al momento sono previsti 18 miliardi, tra i 10,26 già stanziati e gli 8,2 aggiuntivi del fondo extra Recovery, la stessa dote indicata dal piano del governo Conte.

Tali fondi serviranno per finanziare la proroga della detrazione al 110% al 30 giugno 2022 per le singole case e al 31 dicembre 2022 per i condomini che abbiano concluso a giugno il 60% dei lavori, con la possibilità solo per le case popolari di arrivare a giugno 2023, così come previsto dalla legge di bilancio. Tuttavi

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