sabato 25 giugno 2022

Regole e fact checking per imparare a conoscere le fake news

Come ogni mezzo utile ad un dato fine, anche la navigazione in rete deve seguire un certo schema che, mescolando prescrizioni tecniche e regole non scritte della vita civile, ne consenta il corretto uso etico e professionale. Di seguito 10 regole  e notizino di fact checking per imparare a leggere le notizie del web

Ci sono 10 regole d’oro per imparare a riconoscere i siti falsi e per capire se sono la scelta giusta per trovare corrette informazioni da leggere:

1) Guarda per il dominio. I siti che terminano con “lo” o.com.co spesso alternano verità e bugie, avvalendosi dell’autorità di pubblicazioni autorevoli.

2) Confronta le fonti. La convalida incrociata rapida consente di verificare se la notizia viene riportata in più parti e nello stesso modo.
3) L’autore ha autorità? Lo scrittore non sempre ne sa più del lettore, anzi. Se la notizia non ti convince, guarda il riassunto del “giornalista”.
4) La fiducia fa bene… Se un sito è di origine oscura, fai un po’ più di ricerca prima di credere a quello che dice.

5) Blog, non incantare! La caratteristica di “community” di alcuni siti, anche rinomati, è spesso fuori controllo: chiunque può arricchirla. Quindi tratta qualsiasi informazione da queste piattaforme con le pinze.
6) Attenzione ai siti amatoriali. È improbabile che un sito troppo “casalingo” in termini di grafica e contenuti abbia a che fare con il “controllo qualità”.
7) La data è importante. Le notizie molto superate vengono spesso presentate come le notizie del giorno, perdendo così di valore.
8) Prenditi il ​​tuo tempo. Leggere la notizia nella sua interezza ti darà più sicurezza di aver compreso il significato di un evento che non sempre è ben sintetizzato nel titolo.
9) L’immagine conta. Una fotografia ben scelta può cambiare il senso della notizia; assicurati che il testo e le immagini siano il risultato di una combinazione veritiera e non un fotomontaggio che ti porta fuori contesto con i fatti.
10) Pensa, poi condividi. Come nella vita reale, anche nella vita virtuale l’azione ha delle conseguenze.

La diffusione delle notizie, di cui non abbiamo verificato l’attendibilità, è sempre moralmente sconsigliabile e talvolta criminale. Negli ultimi anni, la diffusione di un numero significativo di fonti ha portato alla necessità di programmare un’operazione di differenziazione e identificazione delle informazioni. A tal fine sono state avviate numerose piattaforme di fact-checking che mirano a monitorare la notizia rispetto ai fatti da essa riportati al fine di intraprendere complesse e tortuose attività di demistificazione volte a demistificare affermazioni false, esagerate o calunniose, voci dubbie, pretenziose o non scientifiche. Le attività di verifica dei fatti devono affrontare diversi ostacoli, poiché dovranno fare i conti con la velocità dell’impatto virale e l’oggetto informativo attorno al quale si sviluppa la notizia. Più una bufala tocca gli interessi di un gran numero di soggetti, più velocemente si diffonderà e più difficile sarà tentare di smantellare le foreste.

Questa premessa non vuole mettere in luce l’inutilità del processo di debunking, ma piuttosto sottolinearne la criticità dato come il concetto di verità può diventare fragile nel contesto di un frullatore di informazioni come Internet. I siti più attivi ed efficaci in questo campo, come PolitiFact e FactCheck.org, non nascondono la difficoltà di arrivare alla verità in quanto tale. La prima piattaforma, in particolare, classifica le notizie in termini di accuratezza e, sebbene la parola “verità” possa essere fuorviante, chiaramente non è una pura valutazione della verità. Quando si parla di esattezza ci si muove, quindi, a livello di interpretazione, e la verità si riferisce al livello di realtà. Da questo punto di vista, il discredito appare meno come una pratica illusoria che come una pratica privata; necessariamente basato su canoni arbitrari, nel tentativo di dare una lettura della realtà che sia certamente più attendibile di qualsiasi inganno, ma che non corrisponda pienamente alla verità più cruda.