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Economia

Siamo tutto a rischio lockdown energetico, soprattutto le imprese

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Confartigianato lancia l’allarme sull’aumento dei prezzi dell’energia che sta mettendo in ginocchio le piccole imprese che hanno pagato 21.100 milioni in più per l’elettricità, tenendo conto del periodo da settembre 2021 ad oggi. I rincari sono destinati ad aumentare ulteriormente, tanto che da qui alla fine dell’anno si prevede che le piccole imprese avranno costi fino a 42,2 miliardi in più, se i prezzi dell’elettricità non diminuiranno.

I costi che lievitano e mettono in ginocchio le PMI

Confartigianato, che ha calcolato l’impatto sulle PMI  della crisi energetica e degli aumenti del prezzo del gas legati alla doppia fatturazione, compresa la bolletta della luce, genereranno un allarme senza precedenti.  Lo studio, in particolare, richiama l’attenzione sull’aumento dei costi dell’energia elettrica per le imprese con consumi fino a 2.000 MWh, stimando costi aggiuntivi pari al 5,4% del valore aggiunto creato alle PMI.

Chi paga il prezzo più alto?

Analizzando i settori maggiormente colpiti dalla crescita, le aziende operanti nei settori del vetro, della ceramica, del cemento, della carta, della metallurgia, della chimica, del tessile, della gomma plastica e dell’alimentare hanno dovuto sostenere costi particolarmente elevati. Tuttavia, in termini di territorio, l’onere maggiore è gravato dagli imprenditori lombardi con 4,3 miliardi, Veneto con 2,1 miliardi, Emilia-Romagna con 1,9 miliardi, Lazio con 1,7 miliardi, seguiti da Campania, Piemonte, Toscana, Sicilia e Puglia.

Come ha detto il presidente della Confartigianato, Marco Granelli, la situazione è insostenibile. Le interruzioni di corrente si stanno moltiplicando tra le nostre attività e molte attività rischiano di chiudere. Occorrono riforme strutturali immediate e altrettanto rapide per riportare sotto controllo i prezzi dell’energia ed evitare una crisi imprenditoriale senza precedenti e casi di lockdown energetico.

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Introduzione di un prezzo massimo europeo

La speranza è di riformare la tassa sull’energia, che oggi si attesta al 51% della bolletta. Per farlo occorrono attività volte a:

  • l’azzeramento degli oneri generali di sistema per luce e gas,
  • la proroga del credito d’imposta sui costi di elettricità e gas per le imprese non energivore
  • l’introduzione di un tetto europeo al prezzo del gas e al recupero del gettito calcolato sugli extraprofitti
  • sostenere gli investimenti in energie rinnovabili e nella diversificazione delle fonti di approvvigionamento
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