Il Superbonus del 110% ha portato a una riduzione del 50% delle emissioni di CO2 e a un risparmio sulla bolletta energetica che varia dal 30,9% al 46,4%, a seconda della classe energetica raggiunta. Il report “110% Monitor” di Nomisma analizza l’effetto dell’incentivo sulle spese e i ricavi per i cittadini e per lo Stato. Il Decreto 11/2023 ha causato polemiche a causa del blocco delle cessioni di crediti e dello sconto in fattura, opzione alternativa alla detrazione diretta per i bonus edilizi, che potrebbe colpire soprattutto il Superbonus. Nonostante le spese sostenute dallo Stato (71,8 mld di euro), diversi studi suggeriscono di ampliare la valutazione del Superbonus, includendo anche l’aumento del gettito fiscale per lo Stato.
I dati di Enea e i vantaggi del superbonus
Il Superbonus ha portato a un investimento complessivo di 65,3 miliardi di euro e ad un investimento medio di 175.234 euro a fine gennaio, secondo i dati di ENEA. Tuttavia, le stime di Nomisma indicano che i cantieri conclusi sono circa 232.000, coprendo meno del 2% del parco edifici in Italia. Ciò è preoccupante alla luce delle richieste della Direttiva UE sulle Prestazioni energetiche degli edifici, che prevede entro il 2033 un patrimonio residenziale almeno in classe D.
Il Superbonus ha portato vantaggi ai cittadini, che hanno visto un taglio in bolletta di circa 964 euro all’anno, nonostante l’aumento dei costi energetici.
Impatto sulla classe energetica
Un salto di classe energetica ha ridotto i costi del 15%, mentre coloro che hanno migliorato di 3 classi energetiche hanno ottenuto un risparmio del 46,4%. L’incentivo ha anche generato un impatto economico complessivo di 195,2 miliardi di euro, con un effetto diretto di 87,7 mld di euro, effetti indiretti di 39,6 mld e un indotto di 67,8 mld di euro. Inoltre, l’incremento del valore degli immobili oggetto di riqualificazione potrebbe superare i 7 miliardi di euro.


