sabato 18 settembre 2021

TFR (trattamento di fine rapporto) e bilancio aziendale

Il trattamento di fine rapporto (TFR) è l’importo dovuto a tutti i dipendenti quando cessano di lavorare per un’azienda, indipendentemente dal motivo, secondo quanto previsto dall’art. 2120 del codice civile dall’art. 2120 del Codice Civile. I datori di lavoro, dal canto loro, devono annualmente accantonare l’importo del TFR accumulato dai dipendenti in un fondo speciale. Il TFR deve essere versato annualmente e il fondo TFR deve essere incluso nel budget aziendale.

In sintesi, il trattamento di fine rapporto annuale, che è considerato un costo del personale, deve essere iscritto nella corrispondente sezione del conto economico, mentre il relativo fondo deve essere iscritto nel passivo dello stato patrimoniale. Il fondo TFR  infatti rappresenta “una sorta di debito nei confronti dei dipendenti”. L’ammontare del fondo sarà dato dalla somma tra l’importo del fondo dell’anno precedente  a cui va aggiunta la quota accantonata nel corso dell’anno.

L’azienda accantona mensilmente il trattamento di fine rapporto, il cui importo è determinato sommando per ogni anno di lavoro di un dipendente presso lo stesso datore di lavoro una quota non superiore all’importo della retribuzione spettante per l’anno in corso diviso per 13.5, a cui va aggiunta la rivalutazione della quota differita l’anno precedente. L’importo deve essere ridotto proporzionalmente se l’anno di lavoro è inferiore a un anno solare. Il trattamento di fine rapporto annuale deve essere considerato una spesa che verrà riportata nella sezione relativa ai costi del personale. Nel conto economico, infatti, sono riepilogati tutti i costi e i proventi della società e, ai sensi dell’articolo 2425 del Codice Civile, devono contenere, tra l’altro:

  • i costi della produzione per acquisto di materie prime, per prestazioni di servizi, per beni di terzi  e per il personale
  • valore dei ricavi conseguiti per vendite e prestazioni realizzate e proventi straordinari e finanziari ottenuti da rendite di partecipazioni, interessi attivi e utili su cambi.
  • ammortamenti e accantonamenti per rischi;
  • oneri finanziari e straordinari e imposte sul reddito;