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Economia

Titoli di Stato USA: rendimenti oltre il 5% per la prima volta dal 2007, ciclone in arrivo?

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I rendimenti dei titoli di Stato USA a 10 anni continuano a salire e oggi hanno superato la soglia fatidica del 5% per la prima volta dal 2007, prima di arretrare leggermente sotto tale quota. L’evento preoccupa, non tanto per il livello in assoluto. Infatti, se si scorrono le pagine del tempo si scopre che dal 1970 fino al 2022 ci sono stati dei rendimenti più alti e addirittura nel 1981 si è arrivati a un tetto del 15,82%. Ciò che inquieta è invece la contestualizzazione di quanto sta accadendo. Rendimenti così elevati potrebbero avere dei riflessi sotto il profilo economico e finanziario molto sgradevoli che non possono non mettere in allerta gli investitori.

Titoli di Stato USA: cosa sta spingendo i rendimenti a oltre il 5%

Prima di trattare le conseguenze di quanto accade, è bene focalizzarsi sulle ragioni che spiegano in questo momento la disfatta dei titoli obbligazionari, nonostante le azioni vengano vendute e dovrebbero in teoria indirizzare gli investitori verso il reddito fisso.

La Federal Reserve è gran parte del problema, avendo ormai convinto tutti che i tassi d’interesse rimarranno alti per lungo tempo. Fino a prima dell’ultima riunione di settembre, il mercato si era disallineato dalla Banca centrale americana. Quantomeno sembrava a un certo punto invulnerabile ai rialzi dei tassi e ai messaggi da falco dei funzionari statunitensi, in quanto si attendeva una Fed vicina al picco che si apprestasse a invertire la sua politica monetaria.

Il messaggio filtrato dal meeting del mese scorso è stato però di diverso tenore, con il governatore Jerome Powell che ha freddato il mercato annunciando solo due tagli per il 2024 al posto dei quattro attesi e facendo presagire una lunga permanenza del costo del denaro ai livelli attuali. Probabilmente nell’incontro di novembre il FOMC non deciderà per alcun cambiamento, mentre a dicembre tutto dipenderà dai dati macroeconomici. Tuttavia, ciò non sposta strutturalmente il discorso nel lungo periodo. “Se la Fed è cauta nel far salire nuovamente i tassi a breve termine in un momento in cui la crescita è ancora resiliente e l’inflazione vischiosa, il mercato non ha altra alternativa che rifletterlo nei tassi a lungo termine”, ha scritto lunedì Rohan Khanna, responsabile della strategia sui tassi europei di Barclays Plc, in una nota ai clienti.

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Un’altra parte del problema riguarda il crescente deficit di bilancio del governo, con le amministrazioni americane che fanno fatica a contenere la spesa pubblica. Nell’anno fino a settembre 2023, il governo degli Stati Uniti ha registrato un deficit di bilancio di 1.695 miliardi di dollari, segnando una crescita del 23% rispetto all’anno precedente. Il presidente Joe Biden ha chiesto al Congresso 100 miliardi di dollari in nuovi aiuti esteri e spese per la sicurezza, di cui 60 miliardi di dollari per l’Ucraina e 14 miliardi di dollari per Israele. La situazione insomma rischia di andare fuori controllo, mentre il Tesoro USA dovrà emettere una quantità maggiore di titoli di Stato per far fronte ai piani di spesa. Ciò inevitabilmente produce un’offerta obbligazionaria preponderante rispetto alla domanda nel lungo termine, facendo scendere i prezzi dei titoli e aumentare i rendimenti.

Il tandem Fed-deficit federale si sta rivelando talmente potente da allontanare gli investitori da un asset che in contesti come quello attuale – con una tremenda crisi geopolitica e forti preoccupazioni economiche – funge normalmente da bene rifugio.

Quali effetti?

Se il trend dei rendimenti a lungo termine dei titoli di


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