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Attualità

Intelligenza Artificiale nella sanità: uno studio rivela che il 60% degli Italiani è d’accordo

Di Stefano Trevisan
giovedì 8 Gennaio 2026 - 13:37
3 minuti di lettura
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Intelligenza Artificiale
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Un recente studio condotto dall’EngageMinds Hub dell’Università Cattolica, campus di Cremona, ha rivelato che oltre il 60% degli italiani è favorevole all’uso dell’Intelligenza Artificiale (IA) in ambito sanitario, anche se emergono timori riguardo alla perdita del contatto umano e alla gestione dei dati sensibili.

Secondo l’indagine, gli italiani vedono nell’IA un potente alleato nella gestione sanitaria, con l’88% degli intervistati che ritiene utile l’IA per semplificare il linguaggio dei referti medici, mentre l’86% la considera un valido supporto per i medici nelle diagnosi. L’80% vede l’IA come un auto nella definizione delle terapie farmacologiche, e quasi il 60% la utilizzerebbe per autoanalisi. Wuesto entusiasmo è particolarmente marcato tra gli abitanti del Sud e delle isole (68%), tra coloro che si orientano politicamente al centro (67%) e tra chi ha fiducia nel Sistema Sanitario Nazionale (74%) e nelle istituzioni (77%).

Guendalina Graffigna, direttrice di EngageMinds Hub, ha sottolineato come l’IA, insieme ad altre tecnologie digitali, stia diventando un elemento chiave per il progresso della medicina moderna, migliorando aspetti come le cartelle cliniche elettroniche e le prnotazioni online e poco meno di 8 italiani su 10 credono che le tecnologie digitali miglioreranno l’accessibilità ai servizi sanitari e ridurranno lo spreco di carta, mentre oltre il 70% pensa che queste tecnologie porteranno a una riduzione dei costi sanitari a lungo termine.

Rischi e perplessità

Nonostante i benefici percepiti, emergono anche significative preoccupazioni. Per 7 italiani su 10, l’IA potrebbe compromettere la relazione e il contatto diretto con il medico, un elemento fondamentale del rapporto di cura. Inoltre, poco più del 60% degli intervistati teme difficoltà nell’uso degli strumenti digitali e possibili errori dell’IA. Un’altra preoccupazione rilevante riguarda la gestione dei dati sensibili: il 63% teme problematiche legate alla privacy e il 60% è preoccupato per la diffusione dei dati personali.

Educazione e comunicazione

L’analisi ha mostrato che il livello di istrzione influisce significativamente sulla percezione dell’IA e chi possiede solo la licenza media è meno incline a credere che le tecnologie digitali possano migliorare il monitoraggio della salute (58%) e le diagnosi (53%). La Graffigna ha evidenziato l’importanza di affrontare queste preoccupazioni attraverso una comunicazione trasparente ed efficace, promuovendo il coinvolgimento dei pazienti nel percorso di cura.

TAGGATO:intelligenza artificialesanità
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