venerdì 23 ottobre 2020

Dall’Olanda un super farmaco. Intanto il Regno Unito cerca volontari per farsi infettare

Un farmaco ci sarebbe per contrastare il Coronavirus. Non quello usato e ceduto gratuitamente da Roche contro l’artrite di cui si è parlato in questi giorni – che desta interesse nella comunità scientifica e sembra funzionare in numerosi casi – ma un farmaco proprio studiato ad hoc contro il Covid-19.

Il super farmaco dall’Olanda

In un momento cruciale per l’Italia, la speranza arriva dall’Olanda: si tratta di un anticorpo monoclonale, specializzato nel riconoscere la proteina che il virus utilizza per aggredire le cellule respiratorie umane. Una ricerca è stata pubblicata sul sito BioRxiv dal gruppo dell’Università olandese di Utrecht guidato da Chunyan Wang.

Legandosi alla proteina “spike”, che si trova sulla superficie del coronavirus Sars-CoV-2, l’anticorpo monoclonale le impedisce di agganciare le cellule e in questo modo rende impossibile al virus di penetrare al loro interno per replicarsi.

Quando sarà disponibile

Il problema, purtroppo, è che saranno necessari mesi prima che sia disponibile, perché dovrà essere sperimentato per avere le risposte su sicurezza ed efficacia.

“Ora stiamo cercando di coinvolgere un’azienda farmaceutica in grado di produrre l’anticorpo su larga scala. Prima di poter essere commercializzato però, l’anticorpo deve attraversare una fase di sviluppo lunga ed essere testato per le proprietà tossicologiche. Questo processo è ora in corso”, ha spiegato uno dei ricercatori, il dott. Frank Grosveld.

La speranza del plasma

Mentre in Francia intanto diversi esperti esprimono serie perplessità sui farmaci anti-infiammatori e un chiaro invito a non assumere ibuprofene, in Italia e in altre parti del mondo si parla della possibile efficacia contro il Coronavirus dei farmaci antiretrovirali usati per contrastare l’Aids, nonché della possibilità di utilizzare il plasma delle persone guarite.

Il plasma presenta alti livelli di anticorpi e secondo il protocollo firmato in Italia da alcuni centri regionali, con capofila il Policlinico San Matteo di Pavia, sarebbe davvero un ottimo alleato contro l’epidemia di Covid-19. Per le infusioni di plasma ai malati si attende adesso il via libera dell’Istituto Superiore di Sanità.

A Londra si cercano volontari “speciali”

Intanto, a Londra succede qualcosa di davvero curioso. La società farmaceutica inglese Hvivo sta cercando volontari che accettino di farsi infettare da due ceppi di virus simili al Covid-19 e aiutare così gli scienziati a trovare un vaccino.

Sui volontari verranno iniettati due ceppi più deboli del Covid-19 (OC43 e 229E), che causano sintomi respiratori simili al Coronavirus ma meno gravi. I pazienti rimarranno in isolamento per due settimane, dovranno osservare una dieta specifica e non potranno fare esercizio fisico. Al termine delle due settimane, verrà loro somministrato un vaccino sviluppato dai laboratori di Hvivo. I volontari rimarranno poi in quarantena sotto osservazione dell’European Pharmaceutical Manufacturer.

Sono 24 i volontari che gli esperti dei laboratori del Queen Mary BioEnterprises Innovation Centre di Whitechapel, proprietà di Hvivo, stanno reclutando per lo studio. La ricompensa? Appena 3.500 sterline, poco meno di 4mila euro.

Articolo originale di Quifinanza.it.