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Donare il cadavere in Italia: si può ma non si capisce come

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L’iter decurtato del donatore che vuole aiutare la scienza. Finora si comprende solo che si può fare la nessuno ci spiega come

La scienza salverà il mondo eppure contribuire sembra così difficile soprattutto per chi non vuole mettere mano al portafogli con piccole donazioni ma vuole davvero donare il proprio corpo per la formazione dei medici del domani che si spera potranno salvare tante vite.

Vi racconto cosa accade a chi decide di donare il so corpo alla scienza dopo la morte e ho iniziato a leggere le diverse fonti che esistono online. Si imbatte per esempio in un articolo ben organizzato di Humanitas. L’articolo riporta in modo molto preciso quanto sta accadendo nel Belpaese. Ma si legge che si può fare e non come farlo. Crede che sia un errore dell’Istituto ma così non è.

La legge c’è ma come si applica? 

Il 29 gennaio 2020 è stata approvata la nuova legge “Norme per la deposizione della salma e dei tessuti post mortem a fini didattici, didattici e di ricerca”. Infine, chi lo desidera può donare il proprio corpo ei propri tessuti per la ricerca scientifica e la formazione medica secondo determinate regole e con tutte le garanzie necessarie. Fino a questa nuova legge l’uso di tessuti o organi a fini di ricerca era consentito solo in casi particolari, che impedivano di fatto la possibilità di svolgere qualsiasi ricerca.

Nel Belpaese non esisteva ancora una legge chiara e in mancanza di regole chiare, i giovani medici, soprattutto chirurghi e neurochirurghi per cui la pratica sul cadavere fa davvero la differenza in sala operatoria, spesso non hanno avuto la possibilità di studiare direttamente il corpo umano e la sua anatomia, o di praticare tecniche chirurgiche, che avrebbero poi dovuto praticare sui pazienti. Le alternative che hanno potuto scegliere sono stati:  l’uso di modelli, manichini o modelli di animali o costosi corsi di formazione all’estero in quei paesi dove la donazione postuma è già stata regolamentata per legge.

Ora però la legge esiste eppure non si capisce l’iter da seguire

Dalla legge e da qualche approfondimento si capiscono tanti punti:

  • In primo luogo, la disponibilità a donare avviene attraverso la predisposizione delle disposizioni mediche preliminari (Dat), cioè attraverso il testamento biologico. Per quanto riguarda la donazione di organi, devi solo compilare la tua DAT nel modo consueto  indicando che desideri donare il tuo corpo e i tuoi tessuti postumi per lo studio, la ricerca e la formazione medica.
  • In secondo luogo, la legge chiarisce che per effettuare una donazione postuma è necessario indicare un fiduciario e, se del caso, un sostituto, sulla data. Ciò significa che, in assenza di un fiduciario designato, non è possibile diventare un donatore postumo.
  • In terzo luogo, si stanno creando centri territoriali di riferimento per la conservazione e la fruizione dei corpi dei defunti. Le attività di ricerca che prevedono l’utilizzo di organi o tessuti donatori devono essere conformi ai requisiti approvati dai comitati etici competenti, mentre le attività formative devono essere approvate solo dalle autorità sanitarie dell’ente competente.
  • In quarto luogo, la legge stabilisce che in ogni caso la salma deve essere restituita alla famiglia entro dodici mesi in condizioni dignitose e che «le spese di trasporto della salma dal momento della morte fino alla sua restituzione, le spese relative alla sepoltura, nonché Le spese di eventuale cremazione saranno a carico dei centri di riferimento”.

Abbiamo quasi tutto, eppure se ci chiama per donare il proprio corpo manca ancora qualcosa. Di chi è la colpa?

Il  Ministero della Salute deve completare ancora tutte le pratiche amministrative e burocratiche necessarie per identificare, istituire i centri e l’iter che consentirà loro di accogliere i corpi. Lo scorso anno qualcosa di è mosso eppure molti centri che hanno già le unità formative  di chirurgia e  sono pronti per accogliere i cadaveri  sono bloccati e  per ora devono acquistare i costosi preparati anatomici all’estero ( una testa per la neurochirurgia costa quasi 1800 euro). Attendiamo e speriamo che per una cosa così importante non si debbano ancora aspettare degli  anni. Eppure la legge è in vigore. I tempi biblici italiani si ripercuoto anche sui cavaderi … Nel Belpaese davvero la legge è uguale per tutti: vivi e morti!