mercoledì 14 aprile 2021

Nel 2020 persi 150 miliardi di Pil e 435.000 occupati

AGI – Il 2020 è stato l’anno più catastrofico in tempi di pace, per le perdite di vite umane e per la recessione che ha colpito l’intero pianeta. Sotto il profilo strettamente economico, il nostro Paese ha registrato una caduta del Pil dell’8,9%, doppia rispetto a quella media del Pil mondiale (-4,4%).

In numeri assoluti, significa che sono andati perduti 150 miliardi di Pil, 108 miliardi di consumi, 16 miliardi di investimenti, 78 miliardi di esportazioni e 435.000 posti di lavoro.

I dati sono contenuti nel report “Un primo bilancio ad un anno dallo scoppio della pandemia”, elaborato nell’ambito del progetto MonitorFase3 nato dalla collaborazione tra Area Studi Legacoop e Prometeia per testare l’evoluzione dell’economia e dei mercati in conseguenza dell’epidemia Covid-19.   

Il blocco di molte attività economiche da marzo a maggio, determinato dai lockdown disposti per limitare le interazioni personali, ha prodotto, nel secondo trimestre 2020, un crollo del Pil del 17,8% rispetto al quarto trimestre 2019.

Il forte rimbalzo registrato nel terzo trimestre (+15,9%) deponeva a favore della buona capacità di reazione dell’economia italiana e faceva ben sperare sulla prosecuzione della ripresa nei mesi successivi.

Ma la virulenza della seconda ondata della pandemia, risultata più grave delle attese nella sua capacità di mettere a nudo le fragilità dei sistemi sanitari e di prevenzione/tracciamento, insieme con l’emergere di varianti del virus, ha richiesto nuovi ed estesi lockdown, tuttora in vigore, che hanno nuovamente bloccato numerose attività.   

C’è, però, una differenza sostanziale rispetto alla prima fase: ora le chiusure colpiscono solo le attività a più intensa interazione sociale, mentre lasciano operare tutte le altre: innanzitutto l’industria, le costruzioni, l’agricoltura, ma anche tanti comparti dei servizi.

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