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Quando un quadro non perde mai il suo mistero: la Gioconda e il mistero dello sfondo

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Lo studioso francese Pascal Cotte, ricercatore scientifico e direttore della Lumiere Technology avanza una nuova ipotesi che fa i giro del mondo: Il paesaggio che fa da sfondo alla Gioconda di Leonardo da Vinci è toscano, “più precisamente è quello della valle dell’Arno vicino alla torre di Caprona, a Vicopisano, oggi in provincia di Pisa

Perchè con così  tanto ritardo? Occorreva una tecnica innovativa che è partita dalla  digitalizzazione per giungere all’identifcazione del paesaggio con una maggiore precisione. Pascal Cotte in conferenza stampa afferma: “La Gioconda svelata dalla scienza. Una nuova scoperta mondiale”. Infatti è stata realizzata la tecnica scientifica Layer Amplification Method grazie alla quale sono stati scandagliati in maniera non invasiva gli strati nascosti sotto la superficie del dipinto, scattando anche immagini multispettrali in alta risoluzione, e ricostruendo l’esatta cronologia della creazione dei vari stati dipinti.

Anche il sindaco di Vinci, Giuseppe Torchia commenta la scoperta “Studiare Leonardo è stimolante, ci offre sempre uno spunto in più di ricerca. Ed è anche l’occasione per scoprire aspetti nuovi della vita del genio rinascimentale. Ed è bellissimo vedere come arte e scienza, che sembrano due mondi diversi, siano in realtà collegate tra di loro. Come Comune la nostra volontà è esaltare Leonardo a 360 gradi, andando ad analizzare ogni singolo dettaglio di una figura che ha cambiato il mondo”.

Cotte aveva già questa tesi dal 2015 ma ha potuto dimostrarla solo con l’innovativa tecnologia nel 2022. La tesi iniziale dello studioso era che dietro il ritratto più famoso di Leonardo ci fosse uno schizzo preparatorio non visibile a occhio nudo, una sorta di identità nascosta della Monnalisa. Grazie al processo di digitalizzazione alla ribalta c’è  l’ipotesi secondo la quale alle spalle della Gioconda ci sia la Torre di Caprona, a Vicopisano. Lo studio è stato commissionata a Cotte dal Louvre di Parigi che custodisce il capolavoro leonardiano. A rendere possibile la scoperta  sono stati anche lo studio delle carte geografiche disegnate da Leonardo e gli schizzi con la sanguigna, pubblicati da Carlo Pedretti.