martedì 15 giugno 2021

Così la pandemia ha messo in crisi il lavoro 

AGI – La pandemia ha messo in crisi il lavoro, soprattutto quello delle donne e degli appartenenti alle fasce più deboli della società, giovani, anziani e stranieri. E il rischio ora è quello di un ripiegamento, di una rinuncia al lavoro, di un rifiuto delle dinamiche che portano a cercare e trovare un lavoro. È questo il tema di fondo del nuovo rapporto AGI/Censis, dal titolo “Il lavoro inibito: l’eredità della pandemia”, nuovo capitolo del progetto ‘Italia sotto sforzo. Diario della transizione 2020/21’, curato dall’istituto di Piazza di Novella per l’Agenzia giornalistica Italia.

Il rischio del ripiegamento

Nel 2020 sono stati 456.000 gli occupati in meno rispetto all’anno precedente (-2,0%). Ma è significativo anche l’aumento degli inattivi: 711.000 in più. Si tratta di una quota importante della popolazione che non colloca il lavoro nel proprio orizzonte. Fra gli inattivi sono inclusi circa 3 milioni di persone che potrebbero lavorare. Questo segmento è aumentato in un anno di 217.000 unità.

La ricerca di un nuovo lavoro – sia nel caso di persone che il lavoro l’hanno perso, sia nel caso di persone che si apprestavano a cercarlo per la

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