mercoledì 21 ottobre 2020

Covid-19, il mercato scommette su questo farmaco. Ci eviterà il vaccino?

L’antivirale remdesivir si conferma uno dei farmaci più promettenti contro Covid-19. Buoni risultati sono stati ottenuti nei pazienti trattati in un ospedale di Chicago, che partecipa a un trial clinico sull’utilizzo della molecola contro la malattia da coronavirus.

Pazienti in gravi condizioni, che hanno mostrato un rapido miglioramento di sintomi respiratori e febbre e che sono stati tutti dimessi in meno di una settimana, secondo i risultati anticipati dal sito di news statunitense ‘Stat’.

A Chicago sono stati arruolati 125 pazienti in due trial clinici di fase 3 condotti da Gilead. Di questi, 113 con malattia grave. Tutti sono stati trattati con infusioni giornaliere dell’antivirale. Ebbene, la stragrande maggioranza è guarita ed è stata dimessa dagli ospedali, solo 2 pazienti sono morti, hanno riferito i medici con un certo entusiasmo.

Positiva ovviamente la reazione dei mercati. Nell’after-hours, Le azioni della società sono aumentate del 10%. Mentre questa mattina, la notizia sta dando una carica ai futures su Wall Street: il Dow segna il +3,66%, l’S&P il +3,3%, il Nasdaq il +2,28%. “La migliore notizia è che la maggior parte dei nostri pazienti è già stata dimessa, il che è fantastico. Solo due pazienti sono deceduti”, ha dichiarato Kathleen Mullane, specialista in malattie infettive dell’Università di Chicago, che supervisiona gli studi su remdesivir per l’ospedale.

La ricerca sul potenziale di remdesivir nel trattamento di Covid-19 è iniziata per la prima volta a febbraio, all’apice dell’epidemia di virus in Cina. Sebbene i dati preliminari debbano essere approfonditi, questi risultati iniziali sono comunque stati giudicati molto interessanti dalla comunità scientifica e degli investitori.

Se sicuro ed efficace, potrebbe diventare il primo trattamento approvato contro la malattia.


Se i restanti risultati dello studio fossero positivi, Gilead potrebbe sperare in un’approvazione storicamente rapida del remdesivir, prima negli Stati Uniti e poi probabilmente anche all’estero. La Food and Drug Administration ha già annunciato che è disposta a dare il via libera a un trattamento Covid-19 praticabile in tempi record.

Eviteremo il vaccino?


E qui s’inserisce la diatriba fra Roberto Burioni e Giulio Tarro, virologo e primario emerito dell’ospedale Cotugno di Napoli. Tarro sostiene anche che il vaccino potrebbe essere inutile “se esiste ad esempio la variante cinese e padana del virus”. Sarebbe complicato averne uno che funziona in entrambi i casi esattamente come avviene per i vaccini antinfluenzali che non coprono tutto, sostiene. “Con il rischio di acquistare vaccini inutili come accaduto in passato quando abbiamo dovuto regalarli all’Africa”. E ricorda che né per la prima Sars né per la sindrome respiratoria del Medio Oriente sono stati preparati vaccini, facendo invece ricorso agli anticorpi dei soggetti guariti. “Abbiamo superato situazione ben peggiori come la prima spagnola che fece più vittime della prima guerra mondiale”.

Articolo originale di Quifinanza.it.