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Economia

Guerra, bollette e inflazione pesano anche sulle tasche delle famiglie italiane

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Gli ultimi avvenimenti della geopolitica, il caro bollette e l’economia che tarda a ripartire gravano sul bilancio delle famiglie italiane

A fare il punto della situazione è l’Istat – Istituto Nazionale di Statistica che, analizzando i dati, taglia le stime sulla crescita del Prodotto Interni Lordo del  Belpaese. L’analisi viene fatta indagando il trend del PIL italiano durante il  quarto trimestre del 2021. I dati vengono confrontati con quelli allo stesso periodo del 2020. Arriva invece la conferma delle previsioni sulla variazione rispetto ai tre mesi precedenti. Nello specifico, le previsioni sull’andamento del PIL italiano vengono aumentato dell’0,6% a livello congiunturale (+0,3 Eurozona) e del 6,2% su base annua, contro il +6,4% indicato il 31 gennaio 2022 dall’istituto statistico e in confronto al 4,6% dei Paesi dell’area euro. La variazione stimata per l’anno in corso  è invece +2,3%. Il dato è stato ci rretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato.

Sul versante inerente al capitolo consumi, la spesa delle famiglie residenti e italiane ha registrato una diminuzione in termini congiunturali dello 0,5%. In particolare, gli acquisti di beni durevoli hanno avuto un sostanziale decremento  del 5,3% e quelli inerenti ai servizi dello 0,7%. Si difendono meglio i beni non durevoli e semidurevoli che sono stati acquistati dalle famiglie maggiormente con h a variazione  dell’1% e dello 0,7%.

La guerra tra Russia ed Ucraina che non riesce a trovare risoluzione e provoca tanta incertezza nel mondo degli investitori, nella  Borsa e nella  finanza globale, il tutto che si domma al già pesante “caro bollette” e, in ultima istanza, l’inflazione, i tre aspetti che  pesano maggiormente e limitano le scelte e la capacità di spesa delle famiglie italiane, sottolinea il Codacons.
Secondo gli esperti dei consumi infatti la “grave situazione attuale cambierà anche tutti gli indici del pil dello scorso anno”.

Un breve esempio della situazione è dato dai rincari del costo del granì che, di conseguenza, hanno determinato aumenti di  pasta e pane con un rincaro del 40% sugli scaffali.

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