martedì 30 novembre 2021

Italia: un reddito pro capite fermo da 20 anni e il cuneo fiscale che è il quinto al mondo

Carlo Bonomi, Presidente di Confindustria  in riferimento alla Manovra 2022 focalizza l’attenzione sulle 3 tematiche che hanno fatto notizia e su cui si è soffermato il Governo. Tematiche molto importanti per il Belpaese, ma che non sono in grado di far crescere il reddito pro capite degli italiani fermo ormai da un ventennio. Non sono state ancora mostrate valide idee per il grande  problema del cuneo fiscale esasperante e capace di bloccare l’economia del Paese ed è uno dei più alti al mondo

“Le risorse che auspico siano maggiormente a disposizione sono quelle sul taglio al cuneo fiscale. Ancora oggi non si è capito come si vuole intervenire. Ribadisco che la nostra posizione è quella di un forte taglio al cuneo fiscale a favore dei lavoratori, per mettere più soldi in tasca ai lavoratori e stimolare la domanda interna che è rimasta ferma, e un taglio sempre del cuneo contributivo delle imprese perché le rende più competitive.  – afferma Bonomi parlando del Cuneo fiscale – Noi abbiamo tre fattori: materie prime, costo dell’energia e l’unico fattore su cui possiamo intervenire per rendere competitivi nostri prodotti, il costo del lavoro, quindi un intervento forte sul cuneo va fatto”.

Interviene anche sul Reddito di Cittadinanza, un sostegno che così come concepito risulta essere fallimentare:  “I numeri ci dicono che il reddito di cittadinanza non sta funzionando. Il reddito non sta funzionando – ha aggiunto – né per la parte di contrasto alla povertà, che è giusto che ci sia, perché non sta intercettando gli incapienti del Nord e scoraggia fortemente le assunzioni al Sud, non va bene per la parte delle politiche attive del lavoro: con i navigator 423 assunti, nel triennio 2019-2021 sono stati stanziati 516 milioni. Vuol dire che ognuno ci è costato 400mila euro all’anno”.

Il presidente di Confindustria inoltre sul tema pensioni: “Abbiamo 9 sistemi di prepensionamento, credo che siano già abbastanza. Ogni sistema di prepensionamento peraltro lascia un debito a carico delle future generazioni, neanche creando posti di lavoro, quindi abbiamo veramente un effetto perverso. Ci sono 9 sistemi di prepensionamento. Penso che forse una riorganizzazione dei lavori usuranti sia da fare – ha aggiunto – perché ci sono effettivamente dei lavori che hanno la necessità di andare in pensione prima. Quota 100 non ci è mai piaciuta, perché abbiamo considerato questa manovra una manovra che non avrebbe mai raggiunto i fini che si prefiggeva. Io ricordo a tutti che ci era stato detto che per ogni persona che andava in pensione ne sarebbero state assunte tre. I dati dell’Istat ci dicono 0,4, cioè che non c’è stato l’effetto sostitutivo. Una manovra che da qua al 2018 ci costa già 12 miliardi è una manovra quindi che costa tanto e non ha raggiunto gli obiettivi”.