sabato 02 luglio 2022

Pensioni: la quota 41 ritorna “in quota” per prendere il volo dal mondo del lavoro

Ritorna alla ribalta per il tanto complicato tema della riforma pensioni la quota 41 ovvero  la possibilità di uscita per tutti dal mondo del lavoro  al raggiungimento del quarantunesimo anno di contribuzione a prescindere dall’età anagrafica

Si torna a parlare di riforma delle pensioni e, in particolare, della Quota 41. Negli ultimi anni infatti il sistema pensionistico italiano si basa sulle quote che fanno riferimento alla somma dell’età anagrafica o agli anni di contribuzione (esempio è stato la Quota 100).

Le compagini politiche si concentrano: La Lega spinge subito per la 104 quando sarà esaurita Quota 102, la cosiddetta Quota 41 ossia la possibilità di uscita per tutti al raggiungimento del quarantunesimo anno di contribuzione a prescindere dalla soglia anagrafica.

Cosa accade attualmente sul tema pensioni: quest’anno sarà  possibile andare in pensione con la pensione di vecchiaia a 67 anni (età che dovrà essere adeguata negli anni successivi in base all’aspettativa di vita) con un’anzianità contributiva di almeno 20 anni.

Inoltre vi sono anche diverse opportunità di pensionamento anticipato, tra cui l’Ape volontario o sociale, Isopensione, Quota 102, pensione anticipata per mansioni usuranti e infine pensioni per i lavoratori precoci e Opzione Donna. Resta la possibilità di anticipare il pensionamento rispetto ai 67 anni.

Per i prossimi anni invece torna in auge la Quota 41 prevista per alcune tipologie di lavoratori, come i “precoci” e quelli impegnati in attività usuranti, e che è sostanzialmente condivisa dai sindacati, seppure in alternativa all’ipotesi di pensionamenti attorno alla soglia dei 62 anni d’età. L’attivazione della quota 41  avrebbe non poche conseguenze soprattutto in relazione ai conti pubblici, almeno secondo le simulazioni dell’Inps.

L’INPS ha calcolato che la Quota 41 costerebbe 4 miliardi nel primo anno, per  arrivare a 9 miliardi nell’ultima annualità di un percorso decennale.

Dalla valutazione di questi costi il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, ha avvalorato anche un’altra proposta con l’obiettivo di consentire il pensionamento a 63-64 anni con la sola quota contributiva dell’assegno usufruendo dell’eventuale parte retributiva a partire dal sessantasettesimo anno d’età. In questo caso il costo per il primo anno sarebbe di 400 milioni.