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Quando la recessione economia colpisce anche i calici: si riducono le vendite di vino fermo

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Tempi di recessione economica, aumento dell’inflazione e aumento della disoccupazione, soprattutto tra i giovani, hanno tradizionalmente colpito il settore degli spumanti, dove le vendite in termini di valore e volume sono spesso diminuite, soprattutto per gli champagne. Le vendite di vino fermo sono in calo ma non per il rosè.

La pandemia ha battuto molti record, tra cui un forte calo delle vendite, soprattutto nella prima metà del 2020, per il settore degli spumanti e soprattutto dello champagne, un calo dei consumi dovuto alla chiusura totale di locali e discoteche. Nella seconda metà del 2020 la categoria recupera terreno grazie ai saldi di Natale. Uno slancio che è continuato nel 2021: i dati IWSR mostrano che il consumo globale di champagne è aumentato di oltre il 20% nel 2021, appena al di sopra dei livelli del 2019.

Rispetto al vino fermo, 80-90% % in tutti i principali mercati. La rivoluzione dei consumi è guidata dai giovani nel Regno Unito, negli Stati Uniti, in Canada e in Australia. I dati di profilo per il 2021 mostrano che, per la prima volta negli Stati Uniti, la percentuale di consumatori attivi di età compresa tra 21 e 40 anni ha raggiunto il 50% della popolazione totale dei consumatori: 25 milioni su 50 milioni. Un dato che contrasta solo superficialmente con i dati sui bevitori di vino fermi, dove i consumatori della Gen Z, millennial e 21+, misurati dai bevitori di vino fermi mensili, sono scesi a meno 30%. I profili di età che scelgono tra vino fermo o frizzante non dovrebbero sorprendere. Mentre il primo è preferito da bere ai pasti, lo spumante è versatile e ha più opzioni, dall’aperitivo al brunch, prima dell’inizio della serata e/o alla fine della stessa. E mentre lo spumante conserva e migliora il suo appeal in alcuni mercati, soprattutto tra i consumatori più giovani, il vino fermo sta diventando sempre meno popolare tra i trentenni di oggi, abbracciando i bevitori di vino più maturi.

Le ragioni di questa scelta sono tutte culturali e ben documentate: la crescente preoccupazione per la salute e il desiderio di benessere ha ridotto il numero di volte alla settimana che si beve, che in generale è in calo, soprattutto tra i più giovani. Dal 2016 ad oggi gli over 55 hanno abbandonato la categoria spumanti, riducendo la quantità e la frequenza dei consumi. Al contrario, le riunioni sociali hanno assunto un tono più festoso e meno conservatore, e gli spumanti, i cocktail o gli alcolici aromatizzati sono migliori di un bicchiere di vino fermo, con l’importante eccezione del rosato. Un traguardo vivo per Gen Z e millennial che puntano su bollicine di qualità, prodotte localmente, il più possibile da viticoltura biologica. Lo spumante è percepito insieme allo champagne come un prodotto di rango, di eccellenza, in contrasto con il vino, considerato culturalmente più esigente. Lo spumante offre categorie di facile comprensione con una fascia di prezzo precisa che ti consente di scegliere facilmente dal prosecco al cava spagnolo e allo champagne. Sono i produttori di spumante a fornire accessibilità e attrazione ai giovani consumatori; Mosse come l’acquisto da parte di LVMH del 50% dello champagne Jay-Z Armand de Brignac “Ace of Spades” lo scorso anno e la recente approvazione del Prosecco rosé stanno sostenendo l’espansione e l’appeal degli spumanti.

Ma quanto influirà il caro-vita sull’acquisto di champagne? Molto dipenderà dall’incombente crisi economica e da come influenzerà i millennial, che sono stati il ​​principale motore di crescita della categoria negli ultimi dieci anni. Il primo scenario, quello positivo, potrebbe essere che se l’inflazione rimane elevata nei prossimi 12 mesi, unita a una bassa disoccupazione, ciò contribuirà ad aumentare i requisiti salariali e ad aumentare l’accessibilità economica reale per i più giovani. Al contrario, i consumatori più anziani con reddito fisso e pensioni dovranno affrontare un calo dei redditi reali e una riduzione dei consumi.

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