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Attualità

Gratteri e la violenza sulle donne e la loro sicurezza

Di Antonia De La Vega
sabato 28 Agosto 2021 - 16:36
3 minuti di lettura
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In attesa della tre giorni che si svolgerà a Scilla tra il 9 e l’11 settembre in occasione del dell’International Annual Meeting SudeFuturi III – (R)innoviamo il Mezzogiorno, Gratteri h parlato ancora del tema “Violenza sulle donne”. Consiglio del procuratore: non andate mai all’ultimo appuntamento

Nicola Gratteri, procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Catanzaro, dichiara durante l’evento “La narrazione del Sud”, che precede la tre giorni dell’International Annual Meeting SudeFuturi III – (R)innoviamo il Mezzogiorno:

“La mafia non uccide più perché è più facile corrompere ha statisticamente, adesso le morti in casa sono più numerose degli omicidi con armi da fuoco. Voglio dare un consiglio alle donne: al primo atto di violenza andate via, non andate all’ultimo appuntamento. Quando l’ex marito, compagno o fidanzato vi supplicherà, non andate perché è una trappola: vi ucciderà. Non c’è nulla da chiarire, si chiarisce davanti a un giudice, agli avvocati, agli assistenti sociali, mai da soli. Quando un marito o una moglie picchia l’altro è il momento di andare via”.

Un consiglio importante da parte del procuratore che si pronuncia sulla vicenda dell’omicidio di Catania di Vanessa Zappalà. Gratteri chiarisce infatti: “Il sistema processuale non consente di arrestare lo stalker. Se non lo trovo sotto casa con le armi in mano non lo posso arrestare. E comunque, se ha deciso che deve uccidere la ex moglie, compagna o fidanzata non saranno certo gli arresti domiciliari a fermarlo. Il sistema dovrebbe permettermi di temerli in carcere, ma non è così. È inutile prendersela con il Gip e la Procura: non c’erano le condizioni per gli arresti domiciliari. Le cose stanno così: o diamo maggiori possibilità di arrestare per questo tipo di reati oppure questo è il sistema”.

Gratteri riporta come esempio anche la storia di  Lea Garofalo, testimone di giustizia. Anche lei si fidò dell’ex compagno, che le chiese un appuntamento per parlare della figlia Denise e la sua fiducia le fu fatale. “Quello della mafia che rispetta le donne è un mito -puntualizza Antonio Nicaso, esperto di mafie e criminalità organizzata, collegato in diretta streaming da Toronto – Per i mafiosi le donne devono solo essere mogli e madri. Quando vogliono essere donne non hanno più diritto di cittadinanza, come purtroppo dimostra la storia di Lea Garofalo”.

TAGGATO:attualitàgratteriprocuratoreviolenza sulle donne
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