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Mondo del Lavoro

INPS e Pensioni: allarme per la generazione X (ovvero i nati fra il 1965 e il 1980)

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Inps avverte le pensioni future: gap contributivo di 1.600 euro all’anno per le condizioni del mercato del lavoro, fino a 15 anni di gap contributivo

Una donna nata nel 1980 deve lavorare cinque anni e otto mesi in più rispetto a un uomo di 65 anni per percepire una pensione simile: il calcolo è una media statistica basata su carriera, tipo di contratto, stipendio e contributi della generazione X, che include i nati tra il 1965 e il 1980 e che sono al centro della relazione INPS 2022 su occupazione e reddito da lavoro e pensioni.

La Generazione X non avrà una pensione dignitosa

Il rapporto dell’Inps analizza la situazione di 8,7 milioni di persone nate tra i 65 e gli 80 anni (il gruppo più numeroso sono i nati nel 1968, i nati nel 1980 i meno numerosi). Le donne costituiscono il 45% del campione. L’amministrazione previdenziale è la più rappresentata, composta da dipendenti privati, seguita da lavoratori autonomi (anche part-time) e dipendenti pubblici. Complessivamente, questi lavoratori accumulano fino a 15 anni di gap nelle loro carriere, soprattutto per i più giovani, poiché l’ingresso tardivo nel mondo del lavoro e la precarietà registrano una diminuzione di 3,2 punti percentuali nella vita lavorativa dei più giovani rispetto al quelli più vecchi.

Lo strano caso dei nati tra il 1965 e 1980

In media una persona nata nel 1965 paga la prima rata fino a 20 anni e la fascia critica ricade sui nati nel 1977-1980 dall’altro, una minore disoccupazione ma, dall’altro, una maggiore frammentazione della vita lavorativa, a cui si associa una diminuzione delle coperture previdenziali. Più regolare è l’andamento al ribasso del contributo medio annuo. La differenza annua tra il più giovane e il più anziano è di circa 1.600 euro, che, in termini di importo accumulato nella prima fase di lavoro (nei primi 15 anni dalla data di iscrizione all’assicurazione), è di 19.000 euro in meno rispetto al raggiungimento l’età di 65 anni, se la copertura fosse rimasta la stessa dei primi 15 anni (assunto prudenziale in quanto tende ad aumentare), il servizio attivo sarebbe stato di circa 30 anni con una pausa contributiva di 15 anni.