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Omicron conquista il mondo

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Omicron conquista il mondo: lo  stabilisce l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che nel suo bollettino settimanale analizza anche le varianti del covid, la sua diffusione, gli aggiornamenti scientifici e gli studi scientifici

Sulla base delle prove attualmente disponibili, il rischio complessivo associato all’opzione Omicron rimane molto alto. La situazione epidemiologica del Sars-CoV-2 nel mondo è caratterizzata da un inesorabile e “continuo calo della prevalenza della variante delta e livelli circolanti di alfa, beta e gamma molto bassi”, secondo un rapporto aggiornato questa settimana. Delle 372.680 sequenze caricate sulla piattaforma Gisaid con campioni raccolti negli ultimi 30 giorni, quasi il 90% (89,1%) erano Omicron ovvero 332.155, mentre il 10,7% erano Delta (39.804).

Infine, 28 sequenze appartengono alla variante Gamma, 4 alla variante Alfa e due campioni appartengono alla variante Mu e Lambda. I paesi che hanno visto un rapido aumento dei casi di Omicron a novembre e dicembre hanno iniziato o stanno iniziando a vedere un calo dei casi. Ma l’OMS ci esorta a rimanere vigili: “Rispetto ad altre opzioni, Omicron ha dimostrato una maggiore capacità di diffondersi all’interno della comunità, portando a un rapido aumento di nuovi casi in più paesi dove ha sostituito altre opzioni”.

Secondo l’agenzia Onu per la salute:  “Un minor rischio di malattia grave e morte con l’infezione Omicron rispetto ad altre varianti. Tuttavia, a causa del numero molto elevato di casi, molti Paesi hanno visto un aumento significativo dell’incidenza dei ricoveri, che ha messo sotto pressione i sistemi sanitari”. E’ l’elevata trasmissibilità che viene evidenziata in particolare dagli esperti Oms. Da diversi studi emerge per esempio un tasso di contagio secondario all’interno di nuclei familiari più alto rispetto a quello della variante Delta (31% per Omicron contro 21% per Delta secondo uno studio condotto in Danimarca, per esempio). Inoltre studi condotti in India e Sudafrica hanno riportato una percentuale maggiore di infezione asintomatica al momento del test tra le persone contagiate da Omicron rispetto a chi è stato colpito da Delta. La maggior frequenza di asintomatici può comportare un tasso di rilevamento più basso, e quindi contribuire ulteriormente alla trasmissione.”

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