venerdì 27 novembre 2020

I beni che il Fisco non dovrebbe pignorare. Ecco una sintesi

Il pignoramento, si sa, è una delle cose che spaventa la maggior parte dei risparmiatori che sono in debito. Proviamo a capire brevemente quali sono le quelli assolutamente impignorabili.

Il problema della prima casa

L’Agenzia delle Entrate Riscossione non può pignorare la prima casa. Tuttavia, l’espressione “prima casa” in quest’area è spesso utilizzata in modo improprio: in effetti, è più corretto parlare di “prima e unica casa”. La legge stabilisce la non responsabilità della casa del debitore se sono soddisfatti i seguenti requisiti:

  1. il debitore possiede quella proprietà immobiliare come unica proprietà;
  2. il debitore vi risiede legalmente;
  3. la proprietà è registrata ad uso esclusivo di abitazione civile;
  4. la proprietà non è considerata “abitazione di lusso” o alla categoria di prestigio che rientra nelle categorie catastali A/8 e A/9, che comprendono ville, dimore storiche e castelli.

Se anche una di queste condizioni non viene soddisfatta, le autorità fiscali possono procedere all’embargo, ma in ogni caso solo se il valore del credito supera i 120.000,00 euro. Va anche ricordato che anche quando si tratta di una casa singola e il credito supera i 20.000 euro, Equitalia sarà ancora in grado di registrare un mutuo sulla proprietà.

Lo stipendio si può pignorare?

L’agenzia di riscossione non può pignorare lo stipendio dei cittadini per un importo superiore a 1/10 dello stipendio se questo non supera i 2.500 euro al mese, più di 1/7 se è compreso tra 2501 e 5.000 e più di 1/5 se Lo stipendio è di oltre 5.000 euro. Il pignoramento del salario può essere effettuato tramite l’intermediazione del datore di lavoro, prima che quest’ultimo lo paghi direttamente al dipendente o quando la somma è stata accreditata alla banca. È importante notare il fatto che, in ogni caso, l’ultimo stipendio non può mai essere eseguito e quindi deve rimanere pienamente disponibile.

La pensione è pignorabile?

Per quanto riguarda le pensioni, sono anche protette, almeno in parte, dal Fisco. In effetti, il regolamento garantisce a tutti i cittadini un minimo indispensabile di sostentamento in base al quale l’agenzia di riscossione non può assegnare pensioni per un importo inferiore all’assegno sociale (pari a 448,52 euro) aumentato della metà (vale a dire, 224,26). Pertanto, la pensione non può mai scendere al di sotto di 672,78, il cosiddetto minimo vitale. Per la parte in eccesso, tuttavia, le stesse regole si applicano allo stipendio. Pertanto, il sequestro della parte che supera il limite di 672,78 euro può aver luogo entro un massimo di 1/10 per pensioni che non superino i 2.500 euro; entro un massimo di 1/7 per quelle pensioni comprese tra 2.501 e 5.000 euro; fino a 1/5 per pensioni superiori a € 5.001. Ecco un esempio pratico: in una pensione di 1.500 euro, l’importo dell’embargo è pari a 82,79 euro, ovvero (1.500 – 672,10)/10.

I beni impignorabili

Risparmi

La legge stabilisce anche un limite alla preclusione del risparmio. Nel caso di un conto corrente utilizzato per accreditare lo stipendio o la pensione, è possibile pignorare una somma che superi la soglia di 1.344,21 euro, o tre volte l’importo della dotazione minima. Se, d’altra parte, il conto corrente viene utilizzato per accreditare somme diverse dallo stipendio o dalla pensione, l’Agenzia di riscossione può riscuotere le somme per intero.

Polizze vita

Le polizze sulla vita sono assolutamente impignorabili per qualsiasi creditore, non solo per l’esattore delle tasse.

Conto e casa cointestati

Le attività in co-registrazione possono essere in pericolo per un massimo del 50% del loro valore. Se l’attività è divisibile, saranno effettuate la divisione fisica e l’esecuzione forzata della metà del debitore. Se l’attività non è divisibile, l’attività verrà venduta nella sua interezza e verrà addebitato metà dell’importo incassato. La seconda metà del ricavato verrà restituito all’altro proprietario.