mercoledì 02 dicembre 2020

Quota 102, Ape Sociale e Opzione Donna: ecco le proroghe

Vediamo nel dettaglio cosa vuol dire Ape Sociale

Si estenderanno fino al 2021 le due misure pensionistiche che interessano alcune categorie di lavoratori.

In sostituzione a Quota 100, si studiano altri strumenti di uscita pensionistica come Quota 102: si tratta di Ape Sociale e Opzione Donna.
Si tratta di un progetto sperimentale che consiste nel pensionamento anticipato, senza oneri finanziari, per specifiche categorie di lavoratori dal 63° anno di età.

Il processo, la cui durata era inizialmente fissata al 31 dicembre 2018 (con possibilità di proroga per l’anno successivo), è stato dapprima prorogato anche per il 2019 e, conseguentemente, a seguito della legge finanziaria del 2020, per l’anno in corso.

Tutti i lavoratori considerati a rischio, come i disoccupati, disabili per il 74%, badanti o lavoratori addetti a mansioni pericolose, potranno andare in pensione al compimento dei 63 anni con almeno 30 0 36 anni di contribuzione.

L’Ape sociale assume la forma di una pensione di sostegno, fino ad un massimo di 1.500 euro lordi (circa 1.200 euro netti), erogata in 12 mesi e non rivalutata in base all’inflazione. Il sussidio è pagato per intero dallo Stato: non si tratta quindi di un vero e proprio beneficio previdenziale, ma piuttosto di un aiuto economico concesso solo a persone diversamente abili.

Cosa spetta alle lavoratrici

Con 35 anni di retribuzione le lavoratrici dipendenti che avranno compiuto il 58° anno di età e le lavoratrici indipendenti che avranno compiuto il 59° anno di età, potranno accedere all’Opzione Donna percependo una pensione di vecchiaia a partire dai 12 o 18 mesi successivi dalla data di maturazione, a seconda che siano lavoratori dipendenti o autonomi, al netto dei periodi di malattia, disoccupazione o prestazioni equivalenti.

Primi accenni di sostegno pensionistico per i giovani

A contrasto con i salari bassi, disoccupazione e contratti a chiamata, l’obbiettivo dei sindacati è supportare questa fascia di lavoratori giovani in difficoltà, che è subentrata nel mondo del lavoro dopo il 1996, con la creazione di una pensione di garanzia.

Un assegno previdenziale non calcolato soltanto sui contributi effettivamente versati ma anche su una contribuzione figurativa, contratti a chiamata, periodi ci formazione e periodi di disoccupazione involontaria.